Fino a qualche decennio fa, nella camera da letto dei miei genitori troneggiava un crocefisso alto circa 50 cm. con annesso un rosario a grani grandi come una noce.
A mia madre non piaceva, di scuro legno d'ebano non si intonava con il nuovo armadio laccato bianco e, stilisticamente, non era certo un' opera d'arte.
Mia nonna era convinta della necessità del crocifisso. Secondo lei proteggeva nel sonno e, sopratutto, era una tradizione che tutti seguivano nel suo paese d'origine. Per questo motivo, tutti i tentativi "palesi" di rimuoverlo andarono falliti: per non rischiare furiose litigate, mia madre se lo tenne ancora qualche anno.
Ma ci fu un giorno in cui sparì silenziosamente e non fu mai più riappeso. Non ricordo bene quale fu il pretesto, probabilmente staccato per tappezzare le pareti, nessuno pensò bene di ricordarsi di rimetterlo dov'era prima.
Uguale destino penso che abbiano ricevuto i crocefissi che adornavano le aule di liceo in cui ho soggiornato. Caduti per scarsa manutenzione, rimossi e non più rimessi dopo l'ultima imbiancatura o nascosti da un armadio ingombrante: non mi ricordo di averli mai visti.
La prensenza dei crocifissi in genere nelle scuole o nelle case è diventata più una questione di abitudine, che di tradizione: ci stanno più che altro per la paura che, rimuovendoli, qualcuno si lamenti. O, più semplicemente, nessuno si è mai accorto della loro presenza come nel mio caso.
Concordo con chi non si lamenta: in fondo sono una decorazione che può essere usata come strumento didattico durante le materie di studio (Storia o Religioni) e che potrebbero anche essere usati come testimonianza contro la pena di morte durante "Educazione Civica" o quel che ne rimane. Penso che dovrebbe piuttosto essere la Chiesa a lamentarsi del fatto che un simbolo spirituale è ridotto all'ordine di arredamento, alla pari della carta geografica e della tavola periodica.
Invece ho molte più riserve a vederlo appeso nei tribunali: sarò giudicato secondo la legge civile o secondo una legge religiosa? Ovviamente contrario a farlo diventare un simbolo dello stato, inseritò che so, dentro la bandiera o nel logo di un ministero.






